Profili social di un’azienda: cosa non pubblicare

Negli ultimi anni, in Italia, le piccole e piccolissime realtà commerciali hanno investito nel social media marketing per promuovere i prodotti o i servizi in ambito digitale.

Nella maggior parte dei casi, le aziende hanno optato per una gestione interna dei social network con risultati più o meno discutibili.

Tantissime attività imprenditoriali non sono state in grado di recuperare gli investimenti economici effettuati nel tempo (Roi sempre negativo), mentre in alcuni casi le stesse aziende hanno danneggiato, con i loro contenuti, l’intero sistema impresa nonché la relativa reputazione aziendale.

Ciò si è verificato soprattutto quando le aziende hanno pubblicato post – foto, video e contenuti testuali – non in linea con le reali aspettative della community di riferimento.

È proprio per questo motivo che ho deciso di scrivere questo articolo, dove evidenzierò tutto ciò che non deve essere pubblicato sui profili social di un’azienda.

Profili social di un’azienda: no ai contenuti politici o religiosi

La prima tipologia di contenuti che non deve essere pubblicata sui profili social di un’impresa è quella con finalità politiche o religiose.

Infatti salvo casi eccezionali, ad esempio attività che operano in questi settori, la politica e la religione sono due tematiche che non possono essere utilizzate per valorizzare prodotti o servizi.

Creare post politici o religiosi significa catturare l’attenzione degli haters della rete ovvero distruggere la brand reputation.

Le aziende sono dei sistemi vitali dove tutti gli attori devono collaborare tra di loro per raggiungere lo stesso obiettivo.

Schierarsi apertamente su un determinato tema politico o su un dogma religioso può far venir meno il concetto di sistema vitale, in quanto molti stakeholder potrebbero perdere l’interesse verso quello specifico progetto imprenditoriale.

Profili social di un’azienda: no al black humor

Le aziende che vogliono promuoversi con il social media marketing devono assolutamente evitare di pubblicare contenuti satirici o dall’umorismo nero (black humor).

Il black humor è la nuova frontiera del web e consiste nella pubblicazione di contenuti ironici su eventi o argomenti delicati, come violenze sessuali, uso di droghe e così via.

Spesso l’utente medio non è in grado di comprendere, e di decodificare, i contenuti satirici e ciò può provocare una crisi reputazionale sui principali social network.

Per evitare di compromettere i già fragili equilibri dell’identità digitale, è giusto bandire, sugli account aziendali, post satirici o contenuti difficili da interpretare.

Profili social di un’azienda: no ai post denigratori

Nel corso della mia carriera sul web, mi è capitato di leggere, su alcuni account aziendali, dei post denigratori nei confronti dei principali competitors.

Questa tipologia di post è estremamente pericolosa in quanto, oltre a catturare l’attenzione dei clienti della concorrenza, può essere fonte di denuncia per atti di concorrenza sleale.

Infatti la denigrazione è uno dei più importanti casi di concorrenza sleale, e per questo motivo non si possono, e devono, pubblicare contenuti offensivi verso le altre attività imprenditoriali.

Profili social di un’azienda: no ai contenuti personali

Nonostante gli investimenti nel social media marketing siano in continua crescita, tanti imprenditori considerano ancora gli account aziendali degli spazi personali dove pubblicare contenuti privati.

Per contenuti privati intendo tutti quei post non legati al mondo del lavoro, in quanto molti imprenditori fanno confusione tra contenuto personale e contenuto orientato alla valorizzazione del personal branding.

Il personal branding può essere migliorato con foto e video inerenti all’ultima riunione o al prossimo progetto da lanciare sul mercato, e non con le fotografie scattate sotto l’ombrellone o durante l’ultima cena in famiglia.

La vita privata va separata da quella professionale. Come? Magari utilizzando gli account personali.

Profili social di un’azienda: no agli errori grammaticali

Sugli account social di un’azienda non si possono pubblicare contenuti testuali con:

  • Abbreviazioni;
  • Errori grammaticali;
  • Espressioni in dialetto;

In quest’ultimo caso però ci possono essere delle eccezioni, soprattutto quando l’attività di impresa opera in un mercato locale e si rivolge solo ed esclusivamente agli abitanti del posto.

Infatti le iniziative di local marketing si reggono anche sull’uso di espressioni dialettali e in alcuni casi possono produrre ottimi risultati in termini di coinvolgimento.

Conclusioni

Le aziende che vogliono continuare ad investire nel social media marketing, ottenendo dei risultati in linea con gli obiettivi prefissati in fase strategica, devono pubblicare contenuti in linea con i valori del sistema impresa.

Quindi, salvo casi eccezionali, non si devono pubblicare:

  • Contenuti politici o religiosi;
  • Contenuti dall’umorismo nero (black humor);
  • Contenuti denigratori;
  • Contenuti personali;
  • Contenuti grammaticalmente scorretti;

Seguendo queste piccole e semplici regole, sarà possibile mettere in atto delle vere strategie di social media marketing.

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About Angelo Cerrone

Laureato con il massimo dei voti e relativa lode in Comunicazione di impresa, ho dedicato gran parte della mia vita al marketing e alla comunicazione digitale. Ho condotto alcuni studi di settore e ho realizzato gli ebook: "Marketing Maps" e "Come gestire l'assistenza clienti con Whatsapp".

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2 Comments on “Profili social di un’azienda: cosa non pubblicare”

  1. Ottimi punti da tenere sempre presente quando si gestisce una pagina aziendale, propria o di terzi per creare così una strategia digitale lontana da casi di crisi che possono succedere invece se si parla di politica o religione, come giustamente fai notare in questo articolo.

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